Se ci muoviamo tutti insieme (Uffici centrali, Club, Commissioni, tutto lo Staff, ASI Service, Fondazione, tutti i singoli volontari) diventiamo un motore potentissimo, capace di incidere nella società, nelle istituzioni, nella cultura. Negli ultimi anni abbiamo già fatto passi importanti: abbiamo dimostrato di essere moderni, rapidi, affidabili. Le attività tecniche sono sempre più solide, le collaborazioni istituzionali si stanno moltiplicando. Ma la sfida non è solo “fare bene”. La sfida è fare insieme, con una visione comune e una comunicazione unitaria.
2. Dobbiamo cambiare la narrazione dell’ASI: dall’adempimento alla cultura
Il nostro futuro dipende da una trasformazione culturale: dobbiamo raccontare ciò che siamo realmente, e dobbiamo farlo con forza. ASI è custode del patrimonio nazionale. È un attore culturale, sociale, turistico, formativo. È un pezzo vivo della storia italiana, capace di generare identità, economia, appartenenza. Dobbiamo comunicare in modo più moderno, visivo, emozionale. Dobbiamo costruire un linguaggio che parli ai giovani, che racconti la bellezza come valore, che unisca tradizione e innovazione, tecnica e poesia.
3. Dobbiamo investire sul futuro: giovani, formazione, sostenibilità, territorio
Dobbiamo allargare la nostra presenza nelle scuole, nei progetti formativi, nelle officine, nei percorsi professionali. Il restauro è un’arte che non può andare perduta, e oggi sta tornando ad avere dignità e valore. Allo stesso tempo, dobbiamo essere protagonisti sul tema della sostenibilità. Il lavoro dell’ASI Green, i test scientifici, le ricerche con università e istituti accreditati, ci stanno dimostrando che il motorismo storico può essere compatibile con l’ambiente e può diventare un modello virtuoso. Poi c’è il turismo. I nostri raduni non sono un hobby: sono un moltiplicatore economico, un laboratorio di bellezza, uno strumento di valorizzazione dei territori. Dobbiamo lavorare con le istituzioni locali, con le regioni, con ANCI, Città dei Motori, con l’Associazione Borghi più belli d’Italia, con Dimore Storiche, con le filiere culturali e artigiane.
4. Dobbiamo proteggerci e proteggerli: il rischio è la marginalizzazione
Viviamo in un momento storico in cui ciò che non rientra nei nuovi paradigmi tecnologici rischia di essere considerato un residuo del passato. Il motorismo storico può essere travolto da normative miopi, da logiche ideologiche, da semplificazioni che non riconoscono il suo valore culturale. Noi dobbiamo vigilare, dobbiamo dialogare, dobbiamo essere credibili. Dobbiamo essere presenti in ogni tavolo, in ogni discussione istituzionale, in ogni processo di regolamentazione.
5. Dobbiamo avere visione internazionale
Il motorismo storico vive se è connesso al mondo. Dobbiamo dialogare con gli altri Paesi, portare qui idee e portare fuori la nostra eccellenza. Dobbiamo valorizzare Torino come capitale mondiale del design e del motorismo storico, rafforzare le nostre collezioni, proporre l’Italia come laboratorio internazionale di cultura motoristica.
6. Dobbiamo crederci di più: siamo molto più grandi di come ci percepiscono
Siamo la più grande comunità culturale d’Italia dopo quella sportiva. Abbiamo un impatto sociale enorme, una credibilità tecnica riconosciuta dallo Stato. Gestiamo collezioni uniche, formiamo giovani, produciamo cultura, generiamo turismo, sosteniamo territori, realizziamo eventi che valgono più di qualsiasi campagna promozionale.
Abbiamo una missione: continuare a migliorare il nostro modo di lavorare, il supporto che diamo alle Istituzioni, i servizi che diamo agli appassionati, ma ciò che è realmente fondamentale è comprendere e far comprendere ciò che realmente è l’ASI: un’istituzione che custodisce il passato, vive il presente e prepara il futuro. Un luogo in cui tecnica, cultura e umanità camminano insieme. Un’energia che contribuisce, con la sua forza, a tenere unito il Paese legandolo alle sue radici.”













