VILLA

REY

Una dimora seicentesca per la sede nazionale dell’ASI

La storia di Villa Rey

Dal 2006 l’Automotoclub Storico Italiano ha sede a Torino nella prestigiosa Villa Rey, le cui origini risalgono al 1637, quando la nobile famiglia Turinetti di Priero iniziò a edificare una lussuosa residenza sulla collina torinese. A causa della Guerra di Successione Spagnola che coinvolse la città di Torino i lavori rimasero incompiuti e, all’inizio del 1700, quello che già esisteva della villa venne occupato dall’esercito francese e usato come avamposto contro le truppe sabaude che resistevano in città.

La villa passò poi al marchese Carron di San Tommaso, che commissionò all’architetto Mario Ludovico Quarini i lavori di ampliamento e di restauro, mai conclusi a causa della morte del committente, e successivamente alla famiglia Massimino di Ceva, a cui riuscirono dei lavori di ridimensionamento del parco e l’apposizione del blasone sul portone di ingresso all’atrio, conservato e visibile ancora oggi.

Nel 1872 la villa divenne proprietà del Cavalier Giacomo Rey, discendente di una famiglia di imprenditori tessili e deputato nel parlamento subalpino. La famiglia Rey, che ha dato il nome alla Villa, la trasformò in una dimora estiva ed è risalente a quel periodo il fontanile ancora presente di fronte all’ingresso con ben visibile l’incisione “Parta labore quies” (la quiete dopo il lavoro) sul lato rivolto alla dimora. Villa Rey visse in quegli anni il suo massimo splendore, specialmente nei mesi estivi dove la numerosa prole composta da figli, nipoti e servitù si trasferiva per passare insieme le vacanze. Curiosa, in particolare, fu l’estate del 1917, quando l’influenza spagnola dilagò in città e costrinse gli ospiti a rimanervi fino alla fine dell’autunno.

Alla morte della moglie di Giacomo, Lidia, la residenza fu ereditata dal secondogenito Guido Rey, personaggio eclettico ed esperto alpinista più innamorato della vita di montagna, al punto da trasferirsi stabilmente in Valle d’Aosta ponendo così fine al legame della famiglia con Villa Rey.

Un aneddoto curioso contraddistingue Guido Rey e in un certo senso anticipa quello che sarebbe stato l’utilizzo di Villa Rey ai giorni nostri: durante le estati, infatti, era solito arrivare alla dimora con una Fiat decappottabile, una delle poche automobili che circolavano a Torino a quel tempo.

Nel 1933, la proprietà della villa e dei terreni passò al Comune di Torino, che la utilizzò per attività didattiche e ludiche, mentre durante la seconda guerra mondiale venne occupata dalle truppe tedesche come rifugio e sede distaccata. Nel 2019 è stato scoperto un bunker sotterraneo probabilmente edificato e utilizzato dai nazisti durante la guerra che si snoda nel sottosuolo per circa 500 metri quadri e 20 metri di profondità; è curioso come non esista alcuna traccia di questa struttura neanche tra i documenti ufficiali.

Nel 1946 venne data in concessione all’ANPI e nel 1955 all’Associazione Campeggiatori Turistici d’Italia, che trasformò il parco e parte dei locali nel primo campeggio d’Italia.

Dal 2018 ha sede anche la segreteria generale della FIVA (Fédération Internationale des Véhicules Anciens).

La dimora del motorismo storico

Il Comune di Torino ha offerto Villa Rey in concessione all’ASI in virtù della sua missione istituzionale per la tutela e la valorizzazione della storia e della cultura. L’attività di ASI in un contesto di così alto pregio architettonico ne rispecchia quindi i suoi valori fondanti.

Attraverso un attento intervento di recupero e rifunzionalizzazione, Villa Rey è divenuta il cuore operativo e simbolico della Federazione e dell’intero settore del motorismo storico, ospitando anche la segreteria generale della Fédération Internationale des Véhicules Anciens (FIVA) e consolidando il ruolo centrale di ASI nel panorama nazionale e internazionale del motorismo storico.

Villa Rey oggi

Nel corso dei secoli, Villa Rey ha subìto numerose modifiche: in molte occasioni, i nuovi proprietari avviarono lavori di espansione e ristrutturazione senza mai terminarli. I muri esterni sono in buona parte quelli originali di metà ‘600, insieme ad alcuni elementi ornamentali del parco. Allo stesso periodo risalgono gli affreschi e i soffitti a cassettone che caratterizzano le ampie stanze della Villa. È successiva (1700-1800) l’applicazione della carta da parati ancora parzialmente visibile nelle numerose sale, mentre i lavori più recenti hanno sensibilmente modificato l’organizzazione strutturale e la distribuzione degli ambienti.

Nel 1998, un gruppo di privati interessati al recupero e al riutilizzo dell’edificio ha costituito l’Associazione Villa dell’Arte. Nel 2000 ha ricevuto in concessione l’edificio, allo scopo di effettuarne il restauro e la rimessa in funzione. Si diede vita a un cantiere didattico, con laboratori frequentati dagli studenti dell’Accademia Albertina di Torino e coordinati dal restauratore Antonio Rava, in collaborazione con le Soprintendenze piemontesi e con la Fondazione per le Biotecnologie. I lavori sono stati realizzati grazie ai finanziamenti di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT: importanti interventi di ripristino, dal rifacimento delle coperture a vari recuperi degli apparati decorativi, dagli affreschi agli stucchi. Sono state restaurate le facciate sei-settecentesche in laterizio, l’atrio di fine ‘700, il salone del piano terreno con gli affreschi a soggetto mitologico, gli stucchi e ancora le sovrapporte in papier paint della fine del XVIII secolo.

Successive azioni di recupero risalgono al 2006 e hanno riguardato l’ammezzato e il primo piano nobile. Tra gli interventi, diretti dagli architetti Andrea De Rege e Alessandra Gallo Orsi, anche alcuni restauri conservativi. Hanno avuto come oggetto in particolare la “Sala dell’Alcova”, con la volta occupata dall’affresco “Allegoria della Notte”, con Apollo che incorona Flora accompagnata da Zefiro, e le tappezzerie in carta di metà ‘800, riportate alla forma originale.

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